martedì 25 dicembre 2007

Il mio natale brasiliano







Foto: Tanto per iniziare bene il Natale.....facciamoci una caipirinha!! E poi...la mia cena di Natale con i 2 portoghesi e le metro assolutamente vuote di Sampa, cose dell'altro mondo!! E per il resto...tanto per far vedere che fa caldo!!

Ho in mente moltissime cose da scrivere, troppe e non so se riuscirò ad andare con ordine. Ma ci proverò.

Beh, diciamo che sono un po’ triste, perché il Natale qui è stato strano e non esattamente come io avrei voluto che fosse. Un po’ perché mi sono sentita sola, un po’ perché mi sento nervosa in questi ultimi giorni e non capisco perché. In realtà non volevo che fosse niente di speciale, solo avrei voluto essere più allegra.

Il programma iniziale era quello di passare una vigilia insieme agli alri ragazzi che ho conosciuto qui e che non sarebbero tornati a casa con le famiglie per passare il solito natale di parenti e auguri e baci e cibo e regali. Alla fine, però, le uniche persone con cui sono stata, sono stati Braga e Catarina, due ragazzi portoghesi. La mia coinquilina credo stia riallacciando in qualche modo i rapporti con il suo ragazzo, dopo litigi e mollamenti vari, e ha concluso dicendomi che non avrebbe fatto nulla a natale. Vabbè, io non posso fare nulla per costringere le persone, soprattutto quando le conosco da così poco tempo e non so quasi nulla di loro.

Conclusione, abbiamo fatto una cena portoghese. Avrebbe dovuto essere un mix di culture e di piatti, ma alla fine è stato Bacalhau! Fra l’altro non mi è piaciuto, ma di sicuro non potevo dire no. Certo, per un italiano è sempre molto difficile. Dopo la preparazione della cena e dopo la cena vera e propria, io e Catarina ci siamo addormentate come due pere. Un po’ l’abbiocco post pasto, un po’ il mix caipirinha-vinho de porto, mi hanno fatta desiderare il distendermi a letto aspettando di uscire. Ma uscire per andare dove? E quando? La notte di Natale, quando qui in Brasile si cena a mezzanotte e poi si resta tranquilli tranquilli con le proprie famiglie?

Aspettavo che altri due amici chiamassero per uscire, ma non l’hanno fatto. Essendo brasiliani, probabilmente avevano i loro programmi soliti da seguire, non quello di stare con dei gringos!

Alla fine siamo usciti e anche stavolta, come per l’acquisto e il consumo del bacalhau, ha deciso Braga dove andare. Ebene siamo andati in Rua Augusta, che non so perché lui adora e si fionda sempre lì quando vuole uscire. E’ una via famosa, traversa della Avenida Paulista, dove ci sono un sacco di locali, anche i più strani…ma è maggiormente conosciuta perché circondata e piena di prostitute. Quindi, siccome la notte di natale c’erano solo quei pochi baratti messi in croce aperti…indovinate un po’ cosa rimaneva nella Rua Augusta? Si, le prostitute, i loro clienti, qualche cane randagio, e le solite decine di senzatetto che dormivano in ogni angolo. Ci siamo infilati in un baretto per prendere qualcosa…ma lì il Braga ha cominciato con delle assurde filippiche sulla storia portoghese…oltre che un adoratore della storia in generale, è un patriota come non ne ho quasi mai visti. Non che non sia interessante essere informati su parti della storia che non si conoscono…ma la notte di Natale, io non prolungherei la discussione per ore. E probabilmente non lo farei neanche in altri giorni dell’anno (vi rendete conto? IO non prolungherei la discussione come ha fatto il Braga!!)

Ebbene, quando poi pensavamo che i locali stessero per aprire, perché oramai l’ora del cenone dei brasiliani doveva essere passata…beh, non molti locali erano aperti. Mi spaventava un po’ quella strada. Di solito è piena di gente. Stanotte c’erano poche persone isolate, mucchi di immondizia e le poche concentrazioni di persone erano quasi solo uomini..che ti scannerizzavano da cima a fondo..e io non avevo proprio voglia di sentirmi occhi sudici e viscidi addosso. Da quel momento io e Catarina abbiamo cominciato a stare un po’ male, nel senso di disagio. Il Braga non si rendeva conto. Si fermava a bere una birra, si fermava a chiacchierare, lasciandoci sole ad aspettarlo in questa strada. Per fortuna, dopo varie discussioni, è stata presa la decisione di prendere un taxi per arrivare fino a Vila Madalena, un altro bairro pieno di locali, che però io preferisco. Lì abbiamo preso un’altra birretta e ce ne siamo poi tornati a casa. Ero così trieste. Non so perché. Ma la cosa mi ha fatto ragionare molto. Mi ha fatto pensare e mi sono fatta passare la tristezza.

Quello che è successo nella mia mente, ma che credo sarebbe successa nella mente di molti è la seguente: qui di povertà estrema ne vedo ogni giorno, in ogni strada, ad ogni ora. Ma in un giorno di consumismo puro, in cui tutti danno fondo ai risparmi per cibo che avanzerà, per regali che forse non sono utili o non piaceranno, le persone che stanno cercando i resti di un panino di MacDonalds nella spazzatura, i bambini il cui unico giocattolo è una pallina da condividere in 3 e i cui vestiti sono troppo grandi, o troppo piccoli e sempre e comunque sudici, diciamo che ti fa osservare il mondo e te stesso un po’ di più.

Inizialmente ero trieste e mi stavo concentrando su questa tristezza, ma solo il fatto di poter piagnucolare per questo è già un grande vantaggio sociale. Io ho mangiato da schifo, ma ho mangiato, a sazietà. Io ho potuto decidere di farmi una doccia un sacco di volte (qui si suda molto e l’aria è sporca, la strada è sporca, tutto, ma a questo mi ci sto abituando e non sarò mai più tanto schizzinosa). Io ho un letto su cui dormire quando sono stanca, con un tetto, una stanza per me. Io mi sono potuta comprare dei sandali nuovi, visto che i miei erano rovinati e vecchi. Io ho potuto prendere il taxi e poi l’autobus. Io mi sono lamentata per dove passare la serata. Io sto addirittura scrivendo su un computer, stravaccata su un puf, quello che ho provato, quello che ho pensato, quello che ho visto.

Per tutto questo mi è venuto in mente che non posso essere triste. Io ho una famiglia che sicuramente ha pensato a me. A cui probabilmente manco. Ma è lì e mi pensa. Io sto vivendo delle esperienze che non avrei mai pensato di riuscire a vivere. Sono in Brasile, sto vedendo molte cose, molte persone, molte culture. Sto conoscendo il nuovo (per me), e comunque sto conoscendo, al di là di ogni banalità, sto imparando cose nuove e la vita non ha senso senza questo (per me).

E tutto sommato sono triste e continuo ad esserlo. Avrei una voglia immensa di un abbraccio, di una coccola, di un sorriso di amici, di una risatina supersonica. Vediamo se oggi, 25 Dicembre, riuscirò a collezionare almeno qualcuna di queste cose.

Per il resto, devo dire che tornare a casa all’alba in autobus, con meno persone del solito, con facce assonnate e gente che tornava da feste varie, gente che andava a lavoro il giorno 25, gente che guardava persa fuori dal finestrino, con gli occhi stanche e una voglia matta di cominciare a dormire (hey…ma questa ero io!)…beh, diciamo che tutto questo è stato strano. E’ stato tutto molto strano. Come un viaggio in una dimensione parallela…nella stessa città di ieri e di domani. Una sorta di psichedelia senza droghe o altre sostanze.

In conclusione…ora non posso accedere a skype finchè la mia coinquilina non si sveglia e quindi non posso sentire i miei e quindi, in attesa di questo momento…mi rifiondo a letto e mi schiaccio una bella dormitina di natale.

Ciao mondo.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel post Sara! Davvero!
Fa pensare.. molto!
e poi scrivi molto bene!
Baci e visto che ci sono ti auguro di finire bene il 2007!
Baci! :)

Sw ha detto...

ma scrivi trieste al posto di triste apposta? :)
xchè spesso succede anche a me involontariamente... senza ragione!
Sw

polloalleprugne ha detto...

davvero? ho scritto trieste al posto di triste? beh, di solito mi capita il contrario, che credo sia ancora peggio, cioè scrivo triste al posto di trieste, ma li mi accorgo dell'errore...trieste non i sa affatto di tristezza, almeno, non se cancello 4 mesi di vita li....ma questo è un altro capitolo! baciooo